Qual è il vino tipico di Vercelli?

Come definire il vino tipico di una città che non ha vigneti nel raggio di 30 chilometri? Non è facile rispondere a questa domanda, ma possiamo provarci!

Ogni volta che turisti o persone di passaggio entrano in enoteca arriva la fatidica domanda “Ma che vino si fa a Vercelli?” E ogni volta mi ritrovo a tirar fuori le mappe e a spiegare che a Vercelli, a differenza della stragrande maggioranza delle città italiane, occorre percorre più di 30 chilometri in qualsiasi direzione si voglia – o quasi (*)- e incrociare delle colline prima di trovare un vigneto. Ma se prendiamo un compasso, lo puntiamo su Vercelli e poi apriamo il braccio con la mina fino a toccare Gattinara, ecco che potremmo tracciare quasi un cerchio di denominazioni affascinanti tutte equidisitanti da qui.

Così ecco che per parlare di “vino tipico di Vercelli” in maniera sincera occorre andare oltre ai confini del comune e anche della provincia di Vercelli. Inizieremo a camminare in cerchio però proprio da qui per provare a capire la tipicità di questo territorio.

Che vino si fa in provincia di Vercelli?

Ci sono 3 denominazioni principali che coinvolgono la provincia di Vercelli, o meglio, alcuni suoi comuni.

I nebbioli dell’Alto Piemonte: Gattinara e Bramaterra

A nord di Vercelli troviamo il Comune di Gattinara, l’unico  dove si può produrre l’uva per il Gattinara DOCG, un vino a base di nebbiolo, vespolina e uva rara – anche se sempre di più si utilizza solo nebbiolo. A fianco di Gattinara si trovano i comuni di Lozzolo e Roasio. Questi due comuni fanno parte dei 7 (gli altri si trovano in provincia di Biella) in cui si produce il Bramaterra DOC, altro vino a base di nebbiolo, vespolina, uva rare e croatina.

Tra i vari produttori di questa zona ricordiamo Paride Iaretti per Gattinara, La Palazzina di Roasio e Matteo Boldin di Lozzolo.

[I vini a base di nebbiolo sono sicuramente tipici dell’Alto Piemonte, ma, come vedremo, non sono propriamente tipici culturalmente parlando delle tavole della città di Vercelli, delle carte dei vini locali e delle bevute quotidiane. Un po’ per i costi, un po’ per la piccola dimensione di queste denominazioni, che rende questi vini non accessibili ad un vasto pubblico, un po’, probabilmente, per i tannini che caratterizzano il nebbiolo.]

Il Canavese e il suo Erbaluce

Proseguendo verso Ovest ecco che troviamo Moncrivello, unico comune della provincia di Vercelli inserito all’interno dell’Erbaluce di Caluso DOCG. L’erbaluce è un vitigno a bacca bianca davvero versatile: se ne ricavano ottimi vini bianchi secchi, passiti e spumanti. A Moncrivello e dintorni si trovano anche ottimi vini rossi del canavese, nebbioli che spesso incrociano i neretti o la barbera e che per caratteristiche di territorio sono molto diversi dai nebbioli dell’Alto Piemonte. L’Erbaluce e il Canavese sono territori ingiustamente poco considerati e molti preconcetti ancora insistono su questi territori che negli ultimi anni hanno fatto invece passi in avanti importanti, merito anche dei Giovani Vignaioli Canavesani.

Lo dimostrano i ragazzi di San Martin, cantina di Moncrivello che fa ottimi Erbaluce, ma anche un rosato e un rosso davvero gustoso.

Che vino si beve a Vercelli?

Per trovare i vini che si bevono davvero a Vercelli e che ne caratterizzano anche la cucina bisogna guardare a cosa si produce in Monferrato. Continuando a scendere lungo la nostra circonferenza attorno alla città passiamo infatti dalle colline canavesi a quelle del Basso Monferrato della provincia di Alessandria. E qui ecco che troviamo i vini che è più facile trovare nelle tavole dei vercellesi: a farla da padrona la Barbera, protagonista assieme a Freisa e Grignolino di più di qualche piccola denominazione “oltre il Po” (Gabiano DOC e Rubino di Cantavenna DOC).

La Barbera è anche il vino più usato per creare la panissa, il piatto, a base di riso, tipico della bassa vercellese.

È qui, nelle tante cantine che si possono facilmente incrociare attorno a Casale Monferrato, che è più facile incrociare un vercellese a caccia di “vino quotidiano”, sia per un ventaglio di prezzi molto ampio, sia per le tipologie di vino dalle caratteristiche più beverine rispetto a quelle disponibili entro i confini della provincia vercellese.

Negli ultimi anni però sono state proprio le vigne di barbera quelle che più hanno sofferto il meteo ballerino e il proliferare di oidio e peronospora. Chissà se i cambiamenti climatici, mescolati al cambio generazionale, che non sempre associa a questi vini sentimenti positivi, finiranno col cambiare i gusti e gli interessi.

Nel frattempo anch’io vengo a perdermi a caccia di bottiglie nel Basso Monferrato: da Val Liberata, Cascina Gasparda, Cascina Valpane, Silvio Morando, Monfrà… e a volte il Monferrato passa direttamente da Enostor(i)e senza troppa fatica.

BES cantina vercellese

Infatti anche se a Vercelli non si fa vino c’è però un produttore di vino! È Daniele Balocco e la sua cantina, BES – Bere e Sognare, si trova proprio nel Basso Monferrato. Oltre ai vini del territorio produce dal 2024 anche un vino bianco di origini valsusane: è da poco uscito in commercio il suo Ciat, un bianco a uve baratuciat. (Il Ciat, come anche gli altri vini di Daniele, li trovate da Enostor(i)e ovviamente!)

E con questo ecco concluso, per ora, questo percorso alla ricerca del vino tipico di Vercelli: se passate in città a caccia di vino insomma difficilmente troverete una cantina, ma in qualunque direzione (o quasi *) vi venga voglia di muovervi ne troverete una e le opzioni sono davvero tante e diverse.

Vi aspettiamo!

(*)Quasi perché percorrendo la circonferenza segnata da questo cerchio ci imbatteremmo nella Lomellina che, come il vercellese, condivide il riso come orizzonte e sarebbe uno spicchio da scartare, salvo voler proseguire qualche chilometro in più…

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